E che un nuovo campo abbia inizio! Trenta ragazzi provenienti da Bolzano, Trento e Bergamo, ci siamo ritrovati a Corleone per iniziare questa esperienza. Stamattina ci siamo ambientati a Casa Caponnetto dove soggiorneremo per i prossimi dieci giorni e abbiamo conosciuto il progetto ” LiberArci dalle spine” che ci ha portato qui. Nel pomeriggio abbiamo incontrato gli scrittori Francesca Lo Nigro e Carmelo Botta che ci hanno parlato dei protagonisti delle lotte siciliane, dei fasci siciliani dei lavoratori fino ai più recenti protagonisti dell’impegno per la legalità. Abbiamo capito che con la mafia nasce anche l’antimafia, da una società che non si rassegna e non vuole piegare la testa.

17 luglio 2018

Oggi ci attendeva la prima giornata di lavoro nei campi. Spenta la sveglia alle 5.30, assonnati ma vogliosi di iniziare ci siamo lanciati in due ore di viaggio direzione Canicattì. Strada facendo abbiamo scoperto un paesaggio rurale illuminato dalle prime luci del sole: ci aspettavano le vigne di Cataratto, grillo chardonnay. 
Bellissima l’atmosfera, non solo per il sole addolcito da un piacevole vento, ma soprattutto per la compagnia e la guida esperta di Franco, nostro capo squadra a Corleone con Bernardo ed Emanuele, Arif dal Kashmir, Ibrahima dal Senegal e Ansumana e Yusupha dal Gambia che lavorano anche loro per la cooperativa. È stato un lavoro intenso ma con determinazione ed impegno abbiamo imparato ad “impupare” le viti e ci siamo presi cura di oltre 2 ettari di vigneto, adesso pronto per le prossime lavorazioni. 

18 luglio 2018

Nel pomeriggio abbiamo avuto la possibilità di dialogare con Calogero Parisi, presidente della cooperativa “Lavoro e non solo” che ci ospita. Calogero ci ha raccontato la sua storia fatta di impegno concreto e tante esperienze che si intrecciano con la grande storia di mafia e antimafia. Gli abbiamo chiesto perché ha deciso di impegnarsi in questo percorso.  Ci ha colpito la risposta. Calogero, citando Pio La Torre, ci ha spiegato che per sconfiggere la mafia tre cose servono. Primo arrestarli. Secondo toglier loro i soldi. Terzo fare il nostro pezzetto. Calogero voleva fare qualcosa. Oggi noi siamo qui per fare la nostra piccola parte.

18 luglio 2018

Non è un caso che oggi il nostro viaggio nei campi della legalità ci abbia portato a Palermo.
Dopo pochi mesi dall’attentato a Falcone, il 19 luglio 1992, la mafia colpisce di nuovo, questa volta in città, uccidendo in via D’Amelio Paolo Borsellino e la sua scorta. 
Oggi, siamo stati qui, in un luogo simbolo della storia del nostro Paese. 
Nel luogo della strage, nel cratere lasciato dall’esplosione è stato piantato un albero di ulivo, proveniente dalla Palestina, come ha sottolineato Moni Ovadia. Un albero che oggi simbolicamente dà i suoi frutti. Frutti che ritroviamo nella presenza di tanti bambini accompagnati da donne e uomini che vogliono testimoniare con il loro essere qui l’importanza di fare memoria.

19 luglio 2018

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ci ha parlato di come le mafie si sono adattate alla fluidità della nostra società e dell’impegno per chi ricopre ruoli di responsabilità istituzionale di non voltarsi dall’altra parte. Moni Ovadia ha voluto sottolineare la necessità di non mollare un centimetro su questi valori, perché solo chi resiste vive un’esistenza piena e ricca, gli altri si condannano ad una vita che lentamente scivola via. Proprio sotto l’ulivo abbiamo incontrato Rita Borsellino, che con tenace insistenza ci ha spiegato la bellezza e l’importanza di quello che stiamo facendo, di come attraverso il nostro impegno possiamo essere moltiplicatori di una memoria che è viva. Un inno alla bellezza, di una città e una terra, che come diceva Paolo Borsellino “un giorno sarà bellissima”.

19 luglio 2018

Il nostro venerdì è iniziato ancora una volta all’alba. Oggi il programma prevedeva di ritornare a lavorare nei campi: ad attenderci c’erano le vigne di Canicattì. Uno dei motivi principali che ci ha spinto ad essere qui è proprio quello di aiutare gli amici della Cooperativa Lavoro e non solo. Un aiuto pratico e concreto, un mettere le mani nella terra che é sì fatica, caldo, sudore ma soprattutto soddisfazione.
Anche oggi abbiamo provato a fare il nostro. E lo abbiamo fatto assieme. Noi ragazzi, i soci della cooperativa che ci accompagnano e ci insegnano, i lavoratori che portano nel nostro campo le loro storie: racconti di tante parti del mondo che si incontrano e imparano a conoscersi lavorando assieme.

20 luglio 2018

Nel pomeriggio siamo stati ospiti della “Bottega della legalità” a Corleone. Ad accoglierci Marilena Bagarella, che porta un cognome impegnativo e che dà ancora più valore ad una attività quotidiana che vuole essere per prima cosa un metterci la faccia. Abbiamo fatto un percorso attraverso quadri d’autore che ripercorrono cento anni di resistenza alla mafia, dando spazio alle facce dei protagonisti. 
Tra le tante opere ci ha colpito quello dedicata a Libero Grassi per il forte valore simbolico che porta con sé. Una esemplificazione del tema del racket del pizzo, che evidenzia attraverso il valore della lotta e della resistenza, il non volere chinare la testa. Perché “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.” 

20 luglio 2018

Oggi abbiamo approfittato per fare una breve visita a Ficuzza alla Real cascina di caccia di Ferdinando IV Borbone. Ci siamo trovati di fronte ad una simbolica fotografia della Sicilia. Una terra fatta di contraddizioni, dove a fianco alla povertà nella quale erano tenute le maestranze agricole, troviamo la ricchezza di costruzioni, nate per un capriccio della classe nobiliare, che dopo secoli tornano alla collettività, diventano bene culturale e ricchezza del territorio. 
Viene naturale fare un parallelo con Corleone, feudo principale della più importante famiglia mafiosa siciliana, che qui ha esercitato per anni un controllo feroce del territorio, accumulando ingenti ricchezze sottratte di fatto alla comunità. 

21 luglio 2018

Pensando a come la Mafia ha portato ad un abbruttimento di luoghi e comunità, ci tornano in mente le parole di parole di Rita Borsellino, che solo due giorni fa a Palermo ricordava l’importanza di portare bellezza attraverso atti anche piccoli di resistenza al potere mafioso, con impegno collettivo, come quello che stiamo vivendo. Una esperienza a 360 gradi dalla quale siamo sicuri ci porteremo a casa più di quello che stiamo provando a dare. Poi abbiamo fatto un piccolo laboratorio di verifica. Ci siamo presi il tempo per riordinare le tante esperienze, per condividere sensazioni ed opinioni che ci hanno aiutato a costruire nuove lenti con le quali guardare le grandi questioni che in questi giorni stiamo affrontando.

21 luglio 2018

Lasciate zappe e guanti da lavoro, in perfetto stile balneare ci siamo regalati una domenica al mare in quel di Balestrate. Ma dopo ogni domenica arriva sempre lunedì, e quindi si torna al lavoro! Sveglia all’alba e ritorno nei campi di Canicattì, dove abbiamo finito di impupare e curare le vigne. Con il passare dei giorni la stanchezza incomincia a farsi sentire. Resistiamo anche grazie alla forza del gruppo e alla voglia di fare la nostra parte per aiutare gli amici della cooperativa Lavoro e non solo che ci ospita.
Agli sbadigli opponiamo i sorrisi e tanta collaborazione.

23 luglio 2018

Mentre gran parte del gruppo era impegnata a Canicattì, quattro nostri compagni facevano splendere Casa Caponnetto. Un gran lavoro, davvero! E hanno avuto il tempo anche per un fuori programma: una toccata e fuga a Borgo Schirò, paese fantasma, nato alla fine degli anni trenta per volere del regime fascista.
Nel pomeriggio ci siamo dedicati alla preparazione delle prossime importati tappe del nostro viaggio siciliano.
Abbiamo deciso di lavorare in particolare sulla strage di Portella della Ginestra, e sulla figura di Salvatore Giuliano, ragionando su diversi tipi di fonti, nella consapevolezza di doverci confrontare con tematiche di profonda complessità. Il nostro campo della legalità è anche questo. E non vogliamo fermarci adesso!

23 luglio 2018